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Poesia sull’acquacotta in dialetto, antica ricetta della Maremma Toscana

Ho trovato questa poesia per caso, pubblicata su un libro pieno di polvere e dimenticato su uno scaffale.
L’ho aperto subito con curiosità vorace e
ho trovato ricette popolari della cucina toscana, ma anche poesie e storie…
E’ così bello e divertente,  non posso non condividere e raccontarlo a chi legge il mio blog  e a tutte le persone che, come me è accaduto a  me, sono innamorate della Maremma Toscana.

La  Poesia dell’ Acquacotta in dialetto..  
da ” Cucina in versi e prosa di Morbello Vergari” 

Appena l’omo fu venuto al mondo,

pè dimostrallo  al mondo ‘l su’ talento,

come prima ‘nvenzione

quando la fame segnò mezzogiorno

si messe giù pe’ sverginassi ‘l naso

ad  annusall i frutti de la terra,

poi messe a mangià quelli più boni

e così nasque la gastronomia!

Prese tanta passione a mangià bene

che diventò un artista cuciniere.

A un certo punto de la su’ carriera

quando San Bisognino Poveretti

lo costrinse a mangià robba da poco

ti ‘venta ‘na minestra saporita

che mandava l’odore da lontano

fatta di gnente e la chiamò Acquacotta .

-Ma se fatta di gnente – chiederete

era un piatto di gnente senza piatto?

Bè, dico, proprio gnente è unpò pochino ,

ma co’ un pezzo di pane casereccio,

un ovo, ‘na cipolla, un pomodoro

e un goccio d’olio de’ nostri uliveti

ti viene fòri l’acquacotta nostra

modesta sì ma piena di bon gusto

come ‘na bella donna maremmana,

diventata talmente popolare

che a fargli un monumento coi cucchiai

che l’hanno trapalata

verrebbe alto come il Monte Amiata.